Nello Santi

 

«Das Opernhaus Zürich trauert um Nello Santi, der (am 5. Februar 2020) im Alter von 88 Jahren gestorben ist. Seit über 60 Jahren war Maestro Santi (geboren in Adria, 22 September 1931) mit dem Opernhaus verbunden, so lange wie kein anderer Künstler in der Geschichte des Hauses. Seine Interpretationen der grossen italienischen Opern sind seit Jahrzehnten weltweit legendär und gehören auch in Zürich zu den ganz besonderen künstlerischen Höhepunkten. Das Opernhaus Zürich verliert mit Nello Santi einen der grössten Meister seines Faches. Seine zahlreichen Freunde und künstlerischen Wegbegleiter trauern mit seiner Familie um den herausragenden und charismatischen Menschen und Künstler».

Andreas Homoki, Intendant des Opernhauses Zürich, schreibt:: Nello Santi war seit seinem Debüt mit Verdis «Die Macht des Schicksals» im Jahr 1958 dem Opernhaus Zürich zutiefst verbunden. Von 1958 bis 1969 war er der Musikdirektor des Hauses. Vierundneunzig Premieren hat er in über 60 Jahren in Zürich geleitet, unter vielen anderen drei Inszenierungen von «Manon Lescaut», drei «Liebestrank »Produktionen, fünf Premieren von «Rigoletto» und drei Inszenierungen von Donizettis «Lucia di Lammermoor». Noch im vergangenen Jahr 2019 dirigierte er abermals eine Wiederaufnahme von «Lucia di Lammermoor» vor ausverkauftem Haus und einem jubelnden Publikum. Für die kommende Saison 2020/21 waren weitere Dirigate geplant. Die Intendanz von Andreas Homoki war die Achte, die er am Zürcher Opernhaus erlebt hat. (Foto oben: Nello Santi bei der Probe zu Lucia di Lammermoor am Opernhaus Zürich/ Foto Toni Suter/ Opernhaus Zürich)

 

Und die italienische Zeitung La Repubblica schreibt: … Direttore stabile all’Opera di Zurigo già nel 1958 (poi questo teatro e questa città divennero i ’suoi‘, fino a diventare cittadino svizzero), nel 1960 fu chiamato a Vienna, Londra e al Festival di Salisburgo, nel 1964 esordì al Metropolitan di New York, nel 1966 alla Staatsoper di Amburgo, tre anni dopo a Monaco di Baviera. Naturalmente dopo aver fatto il percorso nei grandi enti italiani, a cominciare dalla Fenice, nel 1961. ‚Papa Santi‘, come lo chiamavano gli allievi, fisico imponente, viso largo da clown, risata aperta, spirito dialettale fervido e memoria aneddotistica straordinaria, aveva un metodo di lavoro musicale solidissimo. Attento alle esigenze del palcoscenico, conoscitore profondo del repertorio Santi non è stato solo un direttore di tradizione, anche se la bravura nel mettere a proprio agio i cantanti – infatti è stato amato sia dagli interpreti storici, dell’era di Toscanini, sia dai giovani delle nuove generazioni – e la rapidità nel cavare il meglio dalle orchestre, puntando al sodo e sorvolando sui dettagli l’hanno spesso rubricato in quella categoria. Attivo per mezzo secolo soprattutto all’estero, dal 2012 aveva riallacciato i rapporti con alcuni teatri italiani (Venezia, Napoli) e nel 2017 era tornato alla Scala dove aveva diretto soltanto una volta nel 1971.